Fiction all'italiana...
(...e ci voleva Dario Argento?!)
Nella conferenza stampa di lancio del recente "La terza madre", ultima fatica del regista, il nostro si è lasciato andare a considerazioni piuttosto severe nei confronti del mondo delle fiction italiane.Considerazioni che, condividendole appieno, riprendo anche qui: "Le fiction nostrane sono inguardabili, è inspiegabile che gli italiani si mettano a guardare prodotti simili e che qualcuno le produca, sviando tutti quei soldi non nel cinema ma su questi tipi di prodotti… basterebbe prendere ad esempio quel palloccone di Guerra e Pace! Per non parlare poi degli attori italiani, pessimi, che si mangiano le parole in continuazione.Siamo davvero indietro.Basti pensare a Lost o a 24." Era davvero ora che qualcuno si prendesse la briga di parlar chiaro, senza i soliti falsi buonismi o quei rispettosi salamelecchi nei confronti dei 'colleghi che legittimamente si orientano su altre scelte professionali'.Al di là dei budget che hanno per esempio a disposizione i produttori dei serial americani se messi in raffronto ai nostri, e lasciando per un attimo perdere le mie stesse idee sull'organizzazione del lavoro e gli investimenti che si fanno in Italia nell'ambito televisivo e cinematografico, sono da sottolineare prima di tutto una mera questione di "pessimo gusto" e, forse ancor più grave, quella fastidiosa moda dell'accontentarsi di ciò che passa il convento, quell'arrendevolezza inaccettabile che accomuna il telespettatore medio italiano, non appena ci si trova di fronte a prodotti che non presuppongano linearità narrativa o finali facili e scontati.Una superficialità, una faciloneria, un'assoluta disabitudine all'attenzione e all'approfondimento, che ci contraddistingue, purtroppo, un pò in tutti i campi.Dall'arte e lo spettacolo, per arrivare al giornalismo e alla politica.Proprio in questi giorni Italia 1 ha deciso lo slittamento di "Heroes" in seconda serata, per via dei bassi ascolti.Heroes che secondo me non è un telefilm eccezionale, sia chiaro, ma che fa comunque parte di quel filone di serie tv (assieme appunto a "Lost" - caso a parte di inarrivabile qualità e raffinatezza - ,"Prison Break" ecc...) che ha saputo in questi ultimi anni proporre al pubblico europeo e mondiale un nuovo genere di intrattenimento.Meno legato a schemi consolidati e immediatamente recepibili (premessa - svolgimento - conclusione), e più giocato sulla costruzione articolata e non precostituita delle sceneggiature e delle soluzioni registiche.Sulle sfumature, sui dettagli, sui suggerimenti e i giochi psicologici con lo spettatore.Si tratta di opere aperte e ragionate.In continua evoluzione.E questo paradossalmente costituisce il loro maggior limite, agli occhi del grande pubblico.Da noi ci si stanca subito, una volta svanito l'effetto novità.Si preferisce sempre andare sul sicuro, senza mai mettere in discussione le proprie certezze, ed è sintomatico e metaforico di un approccio complessivo, magari non solo italiano, che personalmente mi fa andare su tutte le furie.Forse tanti di noi non hanno gli "strumenti" adatti per andare oltre i "R.I.S." o "Elisa di Rivombrosa", per andare oltre Prodi e Berlusconi, per andare oltre il Corriere della sera e Repubblica, e quindi sarà meglio rassegnarsi, anche se a qualcuno potrà sembrare un discorso un pò sbrigativo e da presuntuosi - ma vi assicuro, non è così, è proprio frutto di un disagio profondo - , a un mondo fatto di piccole e grandi mediocrità.Tornando ad Argento, mi preme dire altre due cose, per non fargli recitare la parte del "santo rivelatore".Primo: quando parla degli attori italiani e della loro mancanza di preparazione, ha ragionissima.Ma dovrebbe anche ricordare che sua figlia Asia, al di la delle doti puramente estetiche, non è che abbia dimostrato chissà quali capacità interpretative e di dizione, nel corso della sua carriera.Spero anzi che nell'ultimo film abbiano avuto la decenza di doppiarla, per evitarmi ed evitare agli "horrorofili" eccessivi spasmi.Secondo: un pizzico di autocritica non avrebbe guastato.Quella cagata de "Il cartaio" non gliela perdonerò mai!
L'ultima trovata "rivelatoria" del Centrosinistra: il controllo dei blog e della rete.
La legge Levi-Prodi e la fine della Rete
(dal blog di Beppe Grillo)

Ricardo Franco Levi, braccio destro di Prodi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha scritto un testo per tappare la bocca a Internet. Il disegno di legge è stato approvato in Consiglio dei ministri il 12 ottobre. Nessun ministro si è dissociato. Sul bavaglio all’informazione sotto sotto questi sono tutti d’accordo.
La legge Levi-Prodi prevede che chiunque abbia un blog o un sito debba registrarlo al ROC, un registro dell’Autorità delle Comunicazioni, produrre dei certificati, pagare un bollo, anche se fa informazione senza fini di lucro.
I blog nascono ogni secondo, chiunque può aprirne uno senza problemi e scrivere i suoi pensieri, pubblicare foto e video.
L’iter proposto da Levi limita, di fatto, l’accesso alla Rete.
Quale ragazzo si sottoporrebbe a questo iter per creare un blog?
La legge Levi-Prodi obbliga chiunque abbia un sito o un blog a dotarsi di una società editrice e ad avere un giornalista iscritto all’albo come direttore responsabile.
Il 99% chiuderebbe.
Il fortunato 1% della Rete rimasto in vita, per la legge Levi-Prodi, risponderebbe in caso di reato di omesso controllo su contenuti diffamatori ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale. In pratica galera quasi sicura.
Il disegno di legge Levi-Prodi deve essere approvato dal Parlamento. Levi interrogato su che fine farà il blog di Beppe Grillo risponde da perfetto paraculo prodiano: “Non spetta al governo stabilirlo. Sarà l’Autorità per le Comunicazioni a indicare, con un suo regolamento, quali soggetti e quali imprese siano tenute alla registrazione. E il regolamento arriverà solo dopo che la legge sarà discussa e approvata dalle Camere”.
Prodi e Levi si riparano dietro a Parlamento e Autorità per le Comunicazioni, ma sono loro, e i ministri presenti al Consiglio dei ministri, i responsabili.
Se passa la legge sarà la fine della Rete in Italia.
Il mio blog non chiuderà, se sarò costretto mi trasferirò armi, bagagli e server in uno Stato democratico.
Ps: Chi volesse esprimere la sua opinione a Ricardo Franco Levi può inviargli una mail a : levi_r@camera.it
P.P.S. (mio, non di Grillo)
Naturalmente Levi si è già affrettato a ribattere a Grillo e a chi sta duramente contestando il merito del testo di legge, cercando di smorzare i toni, di indorare la pillola confondendo le idee.Ma l'obiettivo che si nasconde dietro a un simile provvedimento, al di là dei nodi specifici, è più che evidente.Diffondete la notizia più che potete, perchè dal mio punto di vista è di una gravità enorme.
Qui il testo integrale del disegno di legge in formato pdf.
Se questo è giornalismo...
Qualche sera fa, ho assistito a uno stralcio del "dibattito" intercorso tra la giornalista Fiamma Nirenstein (foto) e il filosofo Gianni Vattimo, all'interno della trasmissione "Confronti" condotta da Gigi Moncalvo, su Rai Due.I temi sul tappeto erano dei più disparati.Dalla politica estera al ruolo di Israele, dal Partito Democratico alle tragedie che hanno costellato la storia del cosiddetto socialismo reale.Per chi non lo sapesse, Fiamma Nirenstein è una giornalista-editorialista-inviata de La Stampa di Torino, dalle posizioni molto vicine, per intenderci, a quelle dell'ultima Oriana Fallaci.Possiamo persino affermare che hanno attraversato più o meno lo stesso "percorso ideale".Da donne di sinistra, femministe e pacifiste, ad agguerrite sostenitrici dell'America guerrafondaia e liberista di Bush, e più diffusamente filoccidentali e antislamiste ad oltranza.Diciamo subito che Vattimo, pur avendo accennato a cose abbastanza sensate, non si è dimostrato un interlocutore all'altezza della situazione.Per rendere l'idea, basti dire che ha controbattuto alle deliranti tesi giustificazioniste portate dalla Nirenstein, avanzando ipotesi complottistiche assai contorte (alle quali personalmente non ho mai creduto), asserendo addirittura che in realtà non ci sarebbe alcuna riprova dell'effettiva esistenza dello sceicco Bin Laden.Che si potrebbe trattare quindi di un fantoccio piazzato lì ad arte, magari di un ologramma proiettato strategicamente in tutti quei video che si prefiggerebbero l'obiettivo di alimentare paure nelle masse.Ora, che l'11 settembre 2001 sia stato mediaticamente strumentalizzato in ogni senso dalla politica mondiale e da grandissima parte della stampa, è un fatto incontrovertibilmente vero.Ma da qui a parlare di fantasmi, ce ne corre.Il punto poi non è questo, caro Vattimo.Argomentazioni di quel tipo fanno solamente il gioco di chi continua a ritenere (vergognosamente) valide le ragioni che hanno portato alla distruzione materiale e civile di territori come Afghanistan e Iraq.Bin Laden esiste, è sempre esistito, la questione su cui bisognerebbe piuttosto porre l'accento sono i rapporti finanziari e militari documentati, tra la sua famiglia e la famiglia Bush, negli anni.Rapporti evidentemente interrotti per ignoti motivi, motivi che molto probabilmente non saranno mai svelati del tutto.E' un pò quello che è successo con Saddam, sebbene le due vicende abbiano sempre vissuto su binari ben distinti tra loro.Si è trattato insomma di piccole ripicche tra grandi affaristi, pagate a caro prezzo da chi oltre ad aver vissuto di miseria non c'entrava assolutamente nulla.Un deja vu, del resto.Dove si può parlare di complotto, o semplice disinformazione di regime, è nell'uso volutamente distorto che la politica, con la complicità di quel giornalismo suddito e allineato, ha fatto dei due accadimenti.L'operazione ha teso a farli coincidere, a far entrare nella testa degli americani e non solo, la convinzione che la famigerata guerra al terrore, e cioè ai Bin Laden e ai Saddam, fosse in qualche modo necessaria perchè quei due paesi rappresentavano un rischio, unendo potenzialmente i loro sforzi, per l'incolumità del "mondo libero".Niente di più falso.Dal punto di vista storico e religioso, prima ancora che politico, come si è ampiamente dimostrato.Ma l'aspetto più curioso del ragionamento della Nirenstein è stato un altro: quello relativo ai suoi trascorsi "comunisti".Qui Vattimo ha saputo incalzarla a dovere.Come può una persona che ha creduto fermamente in certi valori, in un determinato assetto della società, che si è formata culturalmente e politicamente su certi autori, su certe figure storiche, aver cambiato improvvisamente e drasticamente idea su tutto?La risposta già la conoscevo, mi è capitato di ascoltarla spesso, sotto altre forme.Ho pensato immediatamente a Ferrara, Liguori, Mieli, e chi più ne ha più ne metta.L'elenco dei pentiti illustri sarebbe infinito."E me lo domanda?", rivolgendosi a Vattimo.Una persona ragionevole, di semplice buon senso, visti i danni inenarrabili, le esperienze fallimentari, le centinaia di migliaia di morti che quei regimi totalitari hanno disseminato nel mondo, non può oggi dirsi comunista.Sarebbe illogico.A quel tempo ero giovane, passionaria e un pò ingenua.Insomma, l'essere appartenuti alla storia del comunismo italiano, l'aver creduto in una battaglia di liberazione dell'uomo che si è sedimentata nei secoli, l'aver scritto a favore di tante lotte per l'affermazione di diritti altrimenti negati, viene archiviato in fretta e furia come un banale errore di gioventù.A questo proposito ho riflettuto in questi giorni su un paragone che mi sembra calzante.Mi riferisco, e so che sembrerà strano, alle trasposizioni cinematografiche dei grandi romanzi.A chi non è capitato, in vita sua, di rimanere tremendamente deluso nel vedere un film tratto da un libro che si è amato follemente?Quante volte ci capita di pensare che se quello stesso film fosse stato messo in mano a un altro regista, ad altri sceneggiatori, o magari, perchè no, anche nostra, ne sarebbe potuto uscire qualcosa di molto migliore?Quante volte ci si sofferma sui particolari mancanti, sulle storture rispetto al testo scritto, sulla troppa enfasi o il troppo poco spazio riservati a un personaggio che giudicavamo secondario, oppure predominante, a seconda dei casi.Succede di continuo.Eppure nessuno si sognerebbe mai, credo, di mettere in discussione il valore di quel libro, solamente perchè a nostro avviso è stato interpretato scorrettamente, rovinato da un filmetto mediocre e volgare.Marx diceva: "Il comunismo è possibile empiricamente solo come azione dei popoli dominanti tutti 'in una volta' e simultaneamente, e ciò presuppone lo sviluppo universale della forza produttiva e le relazioni mondiali che il comunismo implica.Il comunismo, per noi, non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi.Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presenti".Bisogna ripartire dalle origini, oggi più che mai.
Piove, governo ladro!

Una settimana e oltre senza internet per via, presumibilmente, di uno stupido temporale.
Una centralina elettrica che, per l'ennesima volta, cade sotto i colpi di qualche lampo e tuono di troppo.A Milano.Milano periferia, ma non certamente il terzo mondo.
Operatori telefonici messi lì a prender tempo quando "pretenderesti" l'uscita di un tecnico che venga a risolvere il problema."Per venerdì le faremo sapere"; "No, guardi, la segnalazione slitta automaticamente a martedì"; "Provi ad aspettare almeno fino a domani sera, il problema è più grave di quanto sembrasse inizialmente".Finchè all'improvviso, verso le 8 di sera, ti accorgi che come per incanto tutto sembra esser tornato alla normalità.E' stato mandato effettivamente qualcuno, all'orario di cena, per riparare il guasto dopo le innumerevoli chiamate di "protesta"?Oppure il guasto non è mai esistito?
Ai posteri l'ardua sentenza!
P.S. Poi dice che uno è qualunquista... 